"Anime di carta in un giardino di cristallo" presenta :
"Volto di donna nell'occhio del tempo" regia Emanuela Petroni
"L’occhio guarda…è l’unico che può accorgersi della bellezza… la bellezza si vede perché è viva, e quindi reale. Diciamo meglio che può capitare di vederla. Dipende da dove si svela. Il problema è avere gli occhi e non saper veder, non guardare le cose che accadono. Occhi chiusi, occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di desiderio."
( P.P.Pasolini)
Infinito come confine del tempo,
della vita,
dell'idea stessa di uomo, donna.
Un destino,
un altro,
un altro ancora…
Giovanna D'arco,
Teresa di Lisieux,
Gabrielle Bossis…
Il Fuoco, l'Aria, l'Acqua.
Tre Essenze,
tre diversi aspetti che rappresentano la Donna.
Tante donne in una Donna,
donna in tutte le sue diverse sfaccettature,
molteplicità di donna che alla fine di un percorso confluisce nell' Unicità dell' Essere.
Il Tempo è apparenza,
trasformazione,
sintesi di continuità tra epoche e amori che ciascuno di noi porta dentro.
Momento presente,
qui e adesso,
Tempo dei Tempi,
che se non offri, perdi.
Tre donne che si offrono all'Amore,
che sono Amore.
Tre donne che non cercano di far salire la Terra in Cielo, come pressoché la totalità dei Santi,
ma al contrario fanno scendere il Cielo sulla Terra,
perché il respiro di Dio si stenda su coloro che non sognano più,
non osano,
non si entusiasmano.
Ci si sposta continuamente su più piani temporali, tra presente e passato.
Una Donna deve scoprire il trascorso di altre donne, ma per fare questo deve afferrare Qualcosa che appartiene a sé, perché solo in questo modo la Storia e le sue rappresentazioni si scrolleranno di dosso tutto quello che nascondono.
Nulla è come appare e nulla potrà mai essere come prima, una volta che si accetta di sollevare il sottile velo che nasconde la Verità.
Ci sono tre donne, quattro donne, oppure una sola?
Attraverso i secoli, il cuore dell'una continua a battere nel cuore dell'altra; ognuna ne segue le tracce, attraverso percorsi di sacrificio, donazione di sé e ricerca del divino nell'altro.
In modi diversi tutte seguono una Voce guida; è il suono dell'Assoluto che, se ben ascoltato, può capovolgere la Storia dell'uomo.
" La Provvidenza, secondo le strade del mondo e i grovigli della storia, manda di volta in volta questo o quell’ essere d’eccezione, che porta con sé la Vocazione, e poi ha da Dio la forza e la grazia di portare a termine la sua missione.
Questi sono i cosiddetti Eroi o Santi, coloro che l’umanità riconosce di una levatura superiore al comune, di solito disconosciuti dai contemporanei che non prendono coscienza se non delle prospettive più immediate, ma sempre svelati dal tempo e dalle vicende della Storia.
Queste figure d’eccezione non appartengono a un paese piuttosto che a un altro, ma appartengono unicamente ad una sola patria, che è l’ Altrove.
Sono queste le Fiaccole dell’umanità, che fanno luce al mondo."
Giovanna è fuoco, Teresa è aria, Gabrielle è acqua.
Il fuoco corrisponde al rosso, al cuore, al calore.
Il riferimento al cuore è costante, sia che si tratti di passioni, sia che ci si riferisca allo spirito.
Fuoco come simbolo purificatore e rigeneratore ( Cristo e alcuni santi, tra cui Giovanna, ridanno la vita ai corpi passandoli nel fuoco della "forgia" ).
Fuoco come "lingue di fuoco" della Pentecoste, manifestazione dello Spirito Santo.
L’immortalità si crea sul fuoco del "crogiolo interiore" ( ambivalenza dell’elemento fuoco in Giovanna); si entra nel fuoco per liberarsi da qualunque condizionamento umano.
" L’uomo è fuoco; la sua legge, come quella di tutti i fuochi, è di dissolvere il suo involucro e di unirsi alla fonte da cui si è separato" ( San Martino).
Il fuoco ha la funzione di portare allo "stato sottile" mediante la combustione dell’ involucro grezzo; fuoco interiore come conoscenza penetrante, illuminazione; fuoco come cuore, come "stato sottile".
Il fuoco è di origine terrena e di destino celeste (il fuoco "sale" al cielo); il fuoco è Essenza Universale poiché è energia che vivifica l’anima del mondo.
Fiamma protesa in alto, allude ad un moto ascendente, di crescita e dilatazione, ad una forza centrifuga, invadente e conquistatrice.
Giovanna rappresenta il senso del movimento creativo centrifugo, dal suo "nulla centrale" alla manifestazione fisica e visibile in lei dell’Onnipotenza divina, in un moto ascensionale che è diretto verso l’esterno ( ascensionalità "umana", per quanto guidata dal divino, nell’ "Eroica", ascensionalità tutta "divina", perchè fusa nel divino, nella "Martire").
Il fuoco ha in sé la tendenza impetuosa dell’ energia maschile (androginia di Giovanna, sua determinazione virile), è vita animica, potere creativo, forza animale e istintiva.
Fuoco come fuoco interiore, Spirito che rappresenta la distruzione dell’involucro, l’illuminazione.
Il simbolo dell’aria traduce, invece, l’idea che l’uomo possa accedere a una conoscenza superiore, capace di trasformarlo e aprirlo alla scoperta dei valori universali.
"Trasfigurazione" di Teresa che accede alla "Luce" di una conoscenza superiore, facendosi lei stessa "Luce del mondo", "lampada" per il cammino dell’ umanità. " L’aria è tutto ciò che avvolge e permea, lo spazio intangibile che tutto unisce, quella sostanza invisibile che pervade l’intero universo e ci permette di vivere".
La santità di Teresa è "invisibile" ( "è Santa senza sembrarlo" ), la sua rivoluzione è tutta interiore, non si manifesta esteriormente, ma se ne "respira" profondamente l’Essenza; l’ "inconsistenza fisica" della sua santità penetra il cuore dell’uomo attraverso l’Amore, riportandolo alla vita.
"Aria" come "Respiro", "Anemos", vento, Spirito, soffio vitale, "Prana", energia, forza, Luce.
L’aria è per eccellenza il simbolo sensibile della vita invisibile, il purificatore.
Rappresenta la linea di demarcazione tra la terra e il cielo, il punto di contatto tra la spiritualità e la materia e, pertanto, indica la capacità di sublimazione dagli impulsi "materici".
Come l’Aria è elemento intermedio tra il Fuoco e l’Acqua, quello che per certi versi permea e mette in comunicazione gli altri due, essendo la sua sede il "Mondo sottile" mediatore tra Cielo e Terra, ed essendo il Fuoco di origine terrena ma di destinazione celeste, mentre l’acqua, all’ opposto, di origine celeste ma di destinazione terrena (l’acqua scende dal cielo sotto forma di pioggia), così Teresa sta tra Giovanna e Gabrielle, rappresentandone sotto certi aspetti il punto di contatto, non solo cronologicamente, ma anche logicamente.
Giovanna è pura "manifestazione esterna", "visibile intelligenza del Divino", carne, sangue, azione; Teresa è, al contrario, pura "contemplazione", ripiegamento in se stessa, rifugio in un mondo privato di silenzio parlante, estraneo ad ogni rapporto con l’esterno, nonostante la sua profonda azione nel circostante; Gabrielle, infine, è Sintesi, combinazione perfetta di azione e contemplazione, già "Divino", mondo ultra-sensibile che si fa Voce in una spazialità in penombra, dove i corpi hanno la loro unica sollecitazione nel puro effetto vocale; da Giovanna, senza Teresa, non potrebbe nascere Gabrielle.
La Voce Divina in Gabrielle, come "flusso di coscienza", è di per se stessa pura presenza scenica; Gabrielle, come l’acqua, possiede la fluttualità di questa Voce, il "rumore" del divino, "rumore" che si fa "suono scenico", ritmo.
Il corpo di Gabrielle, quindi, non diventa altro che Strumento, mediatore tra Terra e Cielo.
Giovanna è un triangolo equilatero con la punta all’insù, simbolo dell’elemento Fuoco e del suo movimento ascensionale ( il Fuoco, con azione centrifuga, sale al Cielo; la punta del triangolo rappresenta il Cielo); Gabrielle è un triangolo equilatero con la punta all’ ingiù ( simbolo dell’ elemento Acqua, come forza che scorre verso il basso e che va a riempire ogni spazio vuoto o cavo, la cui azione è centripeta).
Nell’incontro tra il "Triangolo- Fuoco" e il "Triangolo-Acqua", la punta all’ ingiù di quest’ultimo è collocata esattamente all’opposto rispetto alla Punta-Cielo del primo, a significare che "Gabrielle Acqua" riflette il Cielo, è specchio di Cielo, è Cielo capovolto.
Ma è solo la "sottile buccia d’aria", che circonda i due triangoli e li riempie, a permettere l’incontro tra Acqua e Fuoco.
L’acqua è per eccellenza elemento di purificazione e rigenerazione; immergersi in essa significa far morire "l’uomo vecchio" per far rinascere quello "nuovo". Gabrielle, rinata a "vita nuova" dalle acque di Loira, viene trasportata verso l’alto dall’ "aria" di Teresa ( "la piccola via" da lei proposta) sotto forma di "vapore acqueo", per poi tornare alla terra sotto forma di "rugiada", facendo così da ponte tra terra e cielo, dimensioni interiori e dimensioni superiori.
Giovanna, Teresa e Gabrielle, pur diverse, si fondono l’una nell’altra; nella complessa eterogeneità che apparentemente balza agli occhi nei loro opposti, le tre mistiche hanno elementi in comune; tutte possiedono una "trascendenza femminile" e una "determinazione "maschile", anche se la più maschile delle tre è indiscutibilmente Giovanna, come la più femminile è Gabrielle; Teresa sta in mezzo, il suo cuore ha "ragioni" e "forze", mentre quello di Giovanna ha solo forze e passioni, non ragioni; tutte e tre sono "semplici", ma l’unica che riesce a trasformare la "semplicità" in fascino femminile è Gabrielle; Teresa ha grazia, ma la sua è un’eleganza dai tratti infantili, è la "piccola Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo", è "Figlia", sorella di Gesù fanciullo e di Cristo sofferente, non ha i tratti "maschi" del Padre, né l’affascinante sintesi "sottile" dello Spirito Santo.
Se pensassimo a un’ipotetica "Trinità sulla terra", Giovanna sarebbe il Padre, Teresa il Figlio e Gabrielle lo Spirito Santo.
Tutte e tre sono libere, "assolute", sfidano l’indifferenza del mediocre; la loro inafferrabile forza è esperienza sensibile del divino agli occhi dell’umano: il "circostante" ne è sotto molti aspetti il frutto, perché seminato, coltivato e irrigato da quella forza.
Vi è una sorta di "progressione" dal personaggio Giovanna al personaggio Gabrielle; Giovanna è punto d’inizio, principio, non solo cronologicamente e storicamente, ma soprattutto logicamente, in un percorso tra i tre personaggi che dall’ esterno conduce via via all’interno, fino a divenire pura "intimità invisibile".
Giovanna ha una cristianità tutta carnale, è la più "visibile" delle tre, la più "esterna", la meno nascosta, è puro "Corpo scenico", "nervi" che scattano, voce che nasce dalla presenza di un Corpo che già parla da solo, chiamata di un’ anima che attraverso lo spirito si fa Azione, quale connubio perfetto tra santità morale e forza temporale.
Giovanna è la "Santa del temporale", dimostrazione di come lo spiritual- divino possa agire nell’ effettività concreta del quotidiano, retto spesso da dinamiche contrastanti e violente; Giovanna è azione divina nella Storia dell’uomo, manifestazione di una santità che si cala in ciò che è terreno.
Teresa, al contrario, lavora nel silenzio; la sua vita è un insieme di atti d’amore compiuti tacitamente, che, però, assumono un valore più alto di qualunque pratica ascetica.
E’ il suo ripiegamento in se stessa a divenire suono, parola, "parola che non è segreta ma è detta segretamente", come il suo essere "piccola" che si trasforma in opera d’arte.
A differenza di Giovanna, il corpo di Teresa, e più ancora quello di Gabrielle, vive in un’assenza, assenza forte, scenicamente visibile in una sorta di "gabbia", che immagino circondare il corpo della santa nella parte inferiore, la parte degli impulsi materiali, delle passioni, dell’eccessiva sensibilità e dei tormenti.
Il "corpo ingabbiato" si illumina tornando ad azioni elementari, a una semplicità viva che, sola, testimonia come la disperazione si possa trasformare in sogno, in Amore.
Teresa è "piccola" ma cruenta, strumento di santità, il cui Cielo è al contempo sogno e sudario di morte.
Ne immagino "ingabbiata" solo la parte inferiore del corpo per questa sua continua volontà e capacità di trasformare storture e mediocrità in atti d’amore (quindi è come se la parte superiore fosse costantemente protesa verso "l’alto", in perenne ascesi).
Anche Giovanna ha una "gabbia", la gabbia dell’ indifferenza dei contemporanei, che, tradendola, l’abbandonano completamente al suo destino (persino il re Carlo, che le doveva tutto), la gabbia della vacua e bassa grandezza della dottrina dei giudici a cui si oppone, a cui oppone il proprio corpo, la propria carne, consegnandosi viva e fiduciosa a un martirio, perché la Verità non cristallizzi in dottrina, ma viva per sempre, forte di forze e passioni che sole cambiano la realtà.
La gabbia di Giovanna ha, scenicamente, una sua rappresentazione; il corpo della fanciulla è completamente fasciato in un lenzuolo di colore rosso, a significare la costrizione e il martirio che la santa vive sul rogo ( "martirio doppio" proprio perché vissuto in seno alla cristianità, conseguenza di un tradimento da parte dei suoi), il suo ambivalente "abbraccio" col fuoco (fiamme che materialmente uccidono, ma anche portano al raggiungimento della spiritualità più elevata).
In Gabrielle, infine, è la Voce, che è poi voce del divino, ad essere viva ed unica Presenza Scenica; il corpo è pressoché assente, in una spazialità che si sviluppa tutta tra il buio completo e la penombra, un buio primigenio, da cui nasce la Luce, quella vera, come solo dal caos ha origine la vita.
Il corpo si fa qui puro Strumento del divino, ponte che collega il Cielo alla terra, passaggio dal divino al circostante.
E’ solo la Voce, voce di Lui, a far vivere un "mondo", a far luce su un corpo che sarebbe altrimenti solo "gabbia", perché impasto necrotizzato di "materico".
E’ il puro effetto vocale a creare una sollecitazione corporea; grazie alle mani del vasaio, dalla creta informe nasce il "vaso sottile", manifestazione di un’ esistenza che è a sua volta portatrice di vita. Gabrielle è quel vaso impastato dalla Voce di Lui, a sua volta generatrice di vita perché madre di anime, vaso che ha il suono dell’ "acqua" che porta dentro, "rumore" di onda da cui ha origine il tutto.
In un eterno percorso circolare, in cui via via viene condotto lo spettatore, la donna-Giovanna si fa "donna" in Teresa, che a sua volta fonde il proprio "essere donna" nella donna che è Gabrielle, fino ad arrivare a quell’Unica Donna che ha in sé tutte le diverse sfaccettature del femminile, e che ritorna poi in me, nel mio personalissimo modo di esserlo e rappresentarlo. " Prendi il mio sguardo, prendi la mia voce, prendi il mio Amore. Sarò io, sarò sempre io"